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22 settembre 2026

Redazione Corrigo

Due sentenze in dodici giorni: la griglia non è obbligatoria, ma è l'unica cosa che ti difende

Due decisioni amministrative, dodici giorni di distanza, due regioni diverse. Prese singolarmente sembrano dire cose opposte a chi corregge compiti. Lette insieme, dicono la stessa cosa — ed è una cosa che conviene sapere adesso, mentre le prime verifiche dell'anno sono ancora da preparare.

3 settembre, Veneto: al giudice non servono le tue griglie

Il TAR del Veneto, sezione quarta, con la sentenza n. 1762/2026 ha respinto il ricorso di uno studente di un istituto tecnico di Padova, indirizzo grafica e comunicazione, contro la mancata ammissione all'esame di Stato. Lo scrutinio finale di giugno si era chiuso con insufficienze in quattro discipline.

Il ragionamento del giudice segue tre passaggi. Primo: l'articolo 13 del decreto legislativo 62/2017 fissa l'effetto bloccante dell'insufficienza, per cui un voto inferiore a sei decimi anche in una sola disciplina impedisce l'ammissione, indipendentemente dalla media. Secondo: la non ammissione non è una sanzione, ma una misura con finalità educative. Terzo, ed è il punto che riguarda la correzione: la valutazione del consiglio di classe è espressione di discrezionalità tecnica, e alla scuola non si applica il modello del concorso pubblico — niente griglie analitiche obbligatorie, niente motivazioni dettagliate voto per voto. Il numero, osserva il giudice, ha un pregio che nessuna griglia sostituisce: è chiaro, immediato, standardizzato.

Per chi teme che ogni verifica debba trasformarsi in un verbale, è una buona notizia. Ma è solo metà della storia.

15 settembre, Campania: il voto annullato perché la griglia non c'era

Dodici giorni dopo, il TAR della Campania, sezione quarta, con la sentenza n. 05213/2026 ha annullato la valutazione delle prove scritte e il voto finale — 65 su 100 — di una studentessa con DSA certificato di un istituto tecnico commerciale di Napoli. Per lei il consiglio di classe aveva predisposto un Piano Didattico Personalizzato con strumenti compensativi e misure dispensative. In sede d'esame, quei criteri non sono stati applicati.

Il giudice ha stabilito che ignorare le indicazioni del PDP nella valutazione delle prove determina una disparità sostanziale tra candidati e viola il principio di uguaglianza. Gli strumenti compensativi, si legge nella decisione, non sono agevolazioni che attribuiscono vantaggi ingiustificati: servono a compensare gli effetti del disturbo, perché la prova verifichi le competenze davvero acquisite. Le valutazioni sono state annullate e dovranno essere rifatte da una nuova commissione, sulla base dei criteri previsti dal piano.

Che cosa dicono insieme

La prima sentenza dice che la griglia non è un obbligo formale. La seconda dice che, quando i criteri esistono e non vengono applicati, il voto cade.

Non è una contraddizione. È la stessa idea vista da due lati: al giudice non interessa la burocrazia della valutazione, gli interessa che la valutazione sia coerente con le regole che la scuola stessa si è data e con i diritti dello studente. La griglia non serve a dimostrare diligenza. Serve a rendere il giudizio leggibile — a te, a un collega, a una famiglia, e nel caso peggiore a un tribunale.

C'è una conseguenza pratica che conviene enunciare senza giri di parole. Finché nessuno chiede niente, un voto senza griglia regge benissimo. Nel momento in cui qualcuno chiede perché, la griglia è l'unica cosa che hai. E nelle classi di oggi la probabilità che qualcuno chieda perché non è più trascurabile: i piani personalizzati sono molti, le famiglie leggono i documenti, e i ricorsi non riguardano più soltanto la maturità.

Che cosa fare, in concreto, su una verifica normale

Non serve un modulo in più. Servono quattro abitudini, tutte a costo quasi zero.

Scrivere i criteri prima della prova, non dopo. Una griglia costruita mentre si corregge tende ad adattarsi ai compiti, e diventa impossibile da difendere. Come si costruisce, domanda per domanda, sta nella guida griglia di valutazione per le verifiche.

Mettere nella griglia ciò che cambia per gli studenti con PDP o PEI. Non in un foglio a parte: nella stessa griglia con cui correggi. Se l'ortografia non incide, scrivilo accanto al criterio; se è ammesso uno schema, scrivilo; se il tempo è maggiorato, annotalo. Una misura che vive solo nel documento del consiglio di classe non protegge nessuno, come dimostra la sentenza campana.

Applicare la stessa regola alla prima e all'ultima verifica. La disparità che i giudici sanzionano nasce quasi sempre dall'incoerenza, non dalla severità. Perché lo stesso errore riceva lo stesso punteggio a novembre e a maggio abbiamo scritto lo stesso errore, un voto diverso.

Conservare le prove corrette. Il voto numerico basta finché resta incontestato; quando non lo è, quello che conta è il compito con i punteggi accanto alle risposte.

Il punto in cui uno strumento aiuta — e quello in cui non c'entra

Corrigo legge le verifiche scritte, confronta ogni risposta con la griglia del docente elemento per elemento e propone un punteggio per domanda, con la motivazione accanto. Se la griglia descrive criteri diversi per uno studente, il confronto avviene su quei criteri: la personalizzazione non è un'eccezione da ricordare a mano, è parte della griglia. E poiché ogni proposta resta scritta, alla fine dell'anno il percorso di un voto è ricostruibile senza fidarsi della memoria. Come funziona, sta in correggere con Corrigo; che cosa è permesso secondo il GDPR e il Regolamento europeo sull'IA, in correzione dei compiti con IA.

Quello che nessuno strumento fa, e che le due sentenze ricordano bene: scrivere il PDP, valutare un colloquio orale, decidere l'ammissione allo scrutinio. Sono decisioni del consiglio di classe, e restano tali. Lo avevamo scritto a proposito degli scrutini, e vale anche qui: i dati buoni servono a rendere la decisione umana più solida, non a sostituirla.

Resta un'ultima cosa, la più semplice. La griglia che ti difende davanti a un giudice è esattamente la stessa che rende il voto comprensibile a uno studente il giorno in cui riconsegni il compito. È l'unico adempimento della scuola italiana che, fatto bene, fa risparmiare tempo invece di consumarne. Perché il Ministero stesso chieda prove che valorizzino il processo, e che cosa questo significhi per la griglia, lo abbiamo raccontato negli orientamenti per gli istituti tecnici.

Domande frequenti

Che cosa ha deciso il TAR del Veneto il 3 settembre 2026?

Con la sentenza n. 1762/2026 ha respinto il ricorso di uno studente di un istituto tecnico di Padova non ammesso all'esame di Stato dopo lo scrutinio finale di giugno, con insufficienze in quattro discipline. Il giudice ha richiamato l'articolo 13 del decreto legislativo 62/2017, per cui anche una sola insufficienza impedisce l'ammissione, e ha ricondotto la valutazione alla discrezionalità tecnica del consiglio di classe: alla scuola non si chiedono griglie analitiche e motivazioni dettagliate come in un concorso.

Che cosa ha deciso il TAR della Campania il 15 settembre 2026?

Con la sentenza n. 05213/2026 ha annullato la valutazione delle prove scritte e il voto finale di 65/100 di una studentessa con DSA certificato di un istituto tecnico di Napoli. La commissione non aveva applicato le misure e i criteri specifici previsti dal Piano Didattico Personalizzato. Secondo il giudice gli strumenti compensativi non attribuiscono vantaggi ingiustificati ma compensano gli effetti del disturbo, e ignorarli produce una disparità sostanziale tra candidati.

Allora la griglia di valutazione è obbligatoria o no?

Non è prescritta come obbligo generale per la valutazione quotidiana, e il TAR del Veneto lo conferma quando rifiuta di trasferire a scuola il modello del concorso. Ma è l'unico documento che rende leggibile e ripetibile il giudizio quando qualcuno chiede come si è arrivati a quel voto. E quando lo studente ha un PDP o un PEI, l'applicazione dei criteri personalizzati non è una buona pratica: è esigibile.

Che cosa deve contenere la griglia per uno studente con PDP?

Gli stessi elementi delle altre, più l'indicazione esplicita di che cosa cambia: quali errori non incidono sul punteggio, quale strumento è ammesso, quanto tempo in più è previsto, quale parte della consegna è sostituita. Se il PDP prevede che l'ortografia non pesi in una verifica di storia, la griglia deve dirlo, altrimenti la misura esiste sul documento e non nella correzione.

Corrigo tiene conto dei piani personalizzati?

Corrigo confronta ogni risposta con la griglia del docente, elemento per elemento, e propone un punteggio con la motivazione accanto. Se la griglia descrive criteri diversi per uno studente, il confronto avviene su quei criteri. Non redige il PDP, non valuta un orale e non decide l'ammissione: quelle restano decisioni del consiglio di classe.


Fonti: TAR Veneto, sezione quarta, sentenza n. 1762/2026 del 3 settembre 2026 (mancata ammissione all'esame di Stato, effetto bloccante dell'insufficienza ai sensi dell'art. 13 del d.lgs. 62/2017, discrezionalità tecnica del consiglio di classe, distinzione tra scuola e concorso); TAR Campania, sezione quarta, sentenza n. 05213/2026 del 15 settembre 2026 (annullamento della valutazione delle prove scritte e del voto finale per mancata applicazione dei criteri previsti dal PDP di una candidata con DSA). Le due decisioni sono qui riassunte sulla base della cronaca specializzata che ne ha dato conto a settembre 2026; per il testo integrale fa fede la pubblicazione sul sito della giustizia amministrativa. Riferimenti normativi: d.lgs. 62/2017; legge 170/2010 e relative linee guida sui disturbi specifici di apprendimento.