Quando parliamo di automazione nella correzione, i professori di matematica e scienze sono i primi a incuriosirsi: risposte esatte, numeri, logica binaria. Ma quando lo proponiamo ai docenti dei dipartimenti umanistici — Lettere, Storia, Filosofia — lo scetticismo è immediato: "L'intelligenza artificiale non può comprendere la bellezza di uno stile o le sfumature di un'argomentazione". Hanno perfettamente ragione. Ma non è questo il punto.
La decostruzione del saggio breve
Anche le materie umanistiche utilizzano criteri oggettivi per la valutazione. Quando un docente italiano corregge un tema, applica (consciamente o meno) una griglia: correttezza ortografica, aderenza alla traccia, ricchezza lessicale, coerenza argomentativa. Ebbene, l'Intelligenza Artificiale è eccezionalmente dotata nell'analizzare proprio questi fattori strutturali.
Il ruolo della Griglia di Valutazione
Con strumenti avanzati, il docente fornisce al sistema la sua griglia di valutazione. L'IA non esprime un giudizio estetico, ma analitico: segnala che il periodo è eccessivamente lungo e sintatticamente fragile; nota l'assenza di riferimenti storici richiesti dalla traccia; calcola il tasso di errori ortografici. Svolge il ruolo di un correttore di bozze instancabile.
Il professore legge l'analisi dell'IA, verifica le evidenze testuali e poi compie la sintesi pedagogica che solo un umano può fare. Le materie umanistiche non perdono la loro anima, ma guadagnano in trasparenza e puntualità del feedback fornito agli studenti.