Le campanelle hanno smesso di suonare, le lavagne (lim comprese) sono state spente. L'anno scolastico 2025-2026 verrà ricordato come quello della maturità per l'EdTech in Italia. Se l'anno precedente era stato dominato dallo stupore (e dal timore) per le capacità generative dell'IA, questo è stato l'anno dell'integrazione pragmatica.
Meno hype, più utilità
Abbiamo visto docenti superare lo scetticismo iniziale. Hanno smesso di chiedere all'IA di "scrivere poesie" e hanno iniziato a chiederle di "analizzare le lacune in algebra della terza B". Piattaforme come Corrigo hanno dimostrato che l'innovazione non serve a stravolgere la didattica, ma a renderla più sostenibile.
Cosa ci hanno insegnato gli insegnanti
Lavorando a stretto contatto con decine di scuole, abbiamo imparato una lezione fondamentale: i professori non vogliono strumenti che "facciano le cose al posto loro". Vogliono strumenti che diano loro superpoteri per fare meglio il proprio mestiere. Vogliono il controllo totale sui voti, ma zero tempo perso a sommare punti. L'IA che funziona a scuola è quella trasparente, spiegabile e, soprattutto, che rispetta rigorosamente la privacy degli studenti.