La scuola italiana è ormai profondamente digitalizzata. Il registro elettronico, le piattaforme per la DDI e ora le intelligenze artificiali fanno parte della quotidianità. Eppure, la consapevolezza sulla sicurezza dei dati fatica a tenere il passo. Dietro le password (spesso deboli) si nascondono i dati più sensibili: le valutazioni, le fragilità e il percorso di crescita di minori.
Il mito del fornitore "A norma GDPR"
Ogni fornitore EdTech in Italia dichiara di essere conforme al GDPR. Spesso, questa conformità si riduce a un documento firmato. Ma la sicurezza non è fatta di scartoffie, bensì di misure tecniche: i dati sono crittografati a riposo (AES-256)? L'accesso è compartimentato? Esistono log di sistema monitorati costantemente? Un attacco ransomware a una scuola non si ferma sventolando un contratto.
L'IA ombra nelle scuole
Il rischio più silenzioso oggi è la cosiddetta "Shadow AI". Docenti sovraccarichi di lavoro copiano e incollano i temi degli studenti in chatbot gratuiti per correggerli più in fretta. Questa pratica equivale a regalare i dati degli studenti ad aziende che li useranno per addestrare i propri modelli. L'animatore digitale e il Dirigente Scolastico devono fornire alternative sicure, stipulando contratti precisi in cui sia esplicitamente vietato l'addestramento dell'IA sui dati scolastici.
Cosa chiedere ai fornitori
Prima di adottare un nuovo strumento, specialmente se basato sull'IA, le scuole dovrebbero chiedere: dove risiedono fisicamente i server? (L'Europa è il minimo). Il fornitore utilizza i nostri dati per addestrare i propri modelli? In caso di data breach, entro quanto tempo verremo informati?
In Corrigo, ad esempio, i server sono in Europa, non addestriamo i modelli sui compiti degli studenti e i dati sono crittografati secondo i massimi standard. Perché la fiducia dei docenti e delle famiglie è l'unica moneta che conta davvero.